Vedere una candela
a occhi chiusi

 

 

 
    Foto di Marco Geronimi S. nella scuola d'Infanzia Gianni Rodari di Centrale

Occorre una stanza buia, una candela, la moquette o dei materassi per sedersi. Funziona anche seduti su delle seggione piccole.

Ci si mette in gruppi di 5-7 bambini. Ogni gruppo si siede intorno alla candela spenta.

Aspettiamo che ci entri dentro la calma, poi l'insegnante accende le candele.

 

 

Guardiamo le candele con grande concentrazione, senza muovere gli occhi, senza sbattere le palpebre. La luce della candela deve entrare nei nostri occhi e fare una specie di fotografia nell'interno dei nostri occhi.

Dopo circa mezzo minuto chiudiamo gli occhi e copriamoli con le mani (senza schiacciare le palpebre).

 

Succede una cosa magica! ...

... cioè, per qualche secondo non succede nulla, ma poi nel buio degli occhi chiusi nasce un'immagine misteriosa.

Concentriamoci, la vedremo nascere, sparire, rinascere.

Viaggerà? cambierà colori?

Per saperlo occorre provare; ogni volta l'immagine che si forma all'interno dell'occhio cambia.

 

Quando tutti hanno finito, ripetiamo l'esercizio.


Gli antichi saggi orientali lo chiamano "tratkna" e lo usano per diventare più capaci di concentrarsi; suggeriscono di ripeterlo tre volte.

 

Alla fine, è bello raccontarsi reciprocamente cosa è successo nel segreto dei nostri occhi chiusi.

Per i ragazzini grandi, è una bella sfida per trovare le parole difficili (perchè non è mica facile da spiegare).

Per i bambini più piccoli può essere più facile provare a disegnare quelle immagini segrete con dei pastelli o dei gessi colorati su carta nera.

 

 
 
 

Suggerito dalla psicomotricista Monique Thévenet in
"tecniques de bien-être et yoga pour les enfants", Colin Bourellier Paris 1983.

Vedi anche Marco Geronimi, Bruno Munari, Giovanni Belgrano: "ambiente, lezione numero zero" ITEM ed.