Manuale di facce sfacciate.
Cosa serve:
1. Per studiare le facce serve la propria faccia
Innanzitutto, per fare le facce, devi avere una faccia che faccia le facce.
La faccia della razza umana è probabilmente la migliore che c’è in natura per questo scopo.
Se sei un topo, puoi fare solo la faccia da topo; se sei un iguana puoi fare solo la faccia da iguana; ma se sei di razza umana e studi bene la faccia allo specchio, puoi fare la faccia da topo, quella da scimpanzé, quella da armadillo e anche facce di creature estinte, mitologiche o extraterrestri.
Puoi perfino inventare facce che non esistono.
Infatti la faccia umana ha tantissimi muscoli e muscoletti che con i loro
movimenti combinati possono fare migliaia di espressioni diverse.
Usiamo 17 muscoli diversi per sorridere e addirittura 43 per aggrottare le ciglia.
I muscoli più forti del corpo umano sono quella coppia che muove la mascella e che usiamo per masticare.
La faccia umana quindi è la più ricca di possibilità mimiche, mentre la più povera è probabilmente la faccia dei pesci lessi che, se li guardi quando sono nel piatto, hanno sempre l’aria di pensare a qualcos’altro.
2. Per studiare le facce serve uno specchio
Potete studiare le facce a casa, da soli, o a scuola, in gruppo.
Se ognuno porta a scuola un suo piccolo specchio, è possibile fare tanti giochi,
come gli “aurtoritatti grotteschi”, che sono il disegno della propria
faccia mentre fa una smorfia.
Lo specchio serve per studiare bene le espressioni possibili dei muscoli della faccia; quindi lo specchio è come un libro, un libro speciale dove ci siamo dentro noi.
3. Per studiare le facce, inoltre, servono gli amici.
Lo specchio è una bella cosa, ma se facciamo le facce soli davanti allo specchio, non si diverte nessun altro.
Gli amici fanno le facce per farci ridere.
Noi facciamo le facce per far ridere gli amici.
Per essere bella, la faccia deve essere brutta; strano, no? Anzi, dev’essere orribile, raccapricciante, disgustosa, abominevole, e anche un po’ vomitevole. Allora è perfetta e gli amici sono contenti.
4. Per studiare le facce serve conoscere il gioco della faccia e dello scultore.
Gli
scultori veri fanno le statue modellandole con la creta o scavandole nella
pietra.
Invece in questo gioco lo scultore deve usare le parole e, se serve, aiutare
con le mani.
Ci
si mette in due, uno davanti all’altro. Uno è lo scultore e l’altro è la statua.
Lo scultore dice alla statua che faccia fare, ad esempio, “alza un sopracciglio”,
“piega la lingua”, “gonfia le guance”…
La statua ci prova, ma naturalmente è difficile, quindi ognuno fa il meglio che può. Lo scultore può allora aiutare con le mani, ad esempio tirando le guance, schiacciando il naso…
Naturalmente, dopo un po’ ci si scambiano i ruoli.
Se il risultato è una faccia interessante, vale la pena di fotografarlo.
5. Per studiare le facce serve la macchina fotografica.
La macchina fotografica va usata con attenzione a non sbatterla
contro oggetti, a non bagnarla e a non farla cadere. Le macchine fotografiche
sono contente di essere usate da un bambino, perché sanno che se di un bambino
ti fidi, lui starà attento.
Comunque, ricordatevi di mettervi la cinghietta al collo, così non rischiate di farla cadere.
(Se siete ragazzi grandi leggete l’appendice 2)
6. Per fotografare, serve la luce
Per fare le foto serve stare dove c’è tanta luce.
Foto-grafare significa appunto scrivere con la luce; se c’è poca luce la macchina fotografica non funziona. Se c’è scarsa illuminazione, certi modelli fanno un lampo di flash e la fotografia viene lo stesso. Ma il flash non va bene per fotografare le facce, perché se la luce viene da davanti non si vedono le ombre, tutta la faccia sembra sbiancata e quindi non si vedono bene tutti i muscoletti che fanno capire l’espressione.
Meglio aprire le finestre e fare entrare la luce del sole, poi mettersi dove il sole illumina bene la faccia; allora la foto verrà come si deve.
Quando avete finalmente finito, e avete tante foto, vi conviene giocare ai critici d’arte.
7. Per scegliere le foto serve saper giocare ai critici d’arte.
Avete presente cosa succede dentro alla nostra testa quando guardiamo un quadro, uno spettacolo, un film…? se vediamo una cosa bella, ci vengono in mente tanti pensieri intelligenti.
Ci sono delle persone di mestiere scrivono questi pensieri, si chiamano “critici”.
Attenzione, i critici si chiamano così ma possono dire sia cose belle che cose brutte, perché i critici sono una cosa, i criticoni un’altra. In questo gioco sarete tutti critici.
Scopo del gioco ai critici d’arte è eliminare tutte
le foto che si somigliano tra loro e selezionare quelle particolari, che hanno
qualche caratteristica speciale.
Non è un gioco di quelli in cui si vince o si perde, ma è un gioco che ci
fa diventare più intelligenti e più capaci di usare le parole. E’ anche un
gioco che serve a imparare a discutere insieme.
Prima si guardano, una per una, tutte le foto. La prima volta guardatele solo per divertirvi, ma cercate di ricordarvele.
Quando le avrete viste tutte, (magari saranno centinaia) ricominciate
da capo; questa volta si devono eliminare tutte quelle foto che si somigliano
tra loro.
Per farlo dovete guardarle una dopo l’altra, vi accorgerete che ne dovrete
eliminare moltissime. Per salvare una foto, qualcuno deve alzarsi e spiegare
a tutti perché è diversa o speciale. Bisognerà ad esempio dire “questa
è diversa dalle altre perché si vedono le venuzze degli occhi “ oppure
“…questa è diversa dalle altre perché l’apparecchio dei denti migliora
l’effetto…” .
Quando
avete finito, quante foto vi sono rimaste?
Se sono rimaste molte foto (alcune decine) dobbiamo fare un’altro giro di
eliminazione, togliendo quelle che ancora si somigliano tra loro.
Quando le foto rimaste sono poche (circa 20 o 25) tutti i critici ne devono scegliere alcune, le più speciali ed efficaci.
Lo scopo è che ne restino 5, che saranno quelle che presenteranno la vostra classe ai campionati del mondo.
8. Per vincere il campionato del mondo serve un campionato del mondo
Abbiamo finito; siete pronti a partecipare al Campionato del Mondo? Tutte le istruzioni sono sul bando su www.ageofnoise.org e su www.tarvisiocomeaula.org
Appendice 1
Lettera da un coetaneo (facilitazione per le scuole elementari)
Ciao,
per studiare le facce servono gli specchi, no?
Eppure a casa, quando faccio le facce, i miei genitori dicono subito: “smettila di fare lo scemo” e ripetono la solita solfa: “gli specchi servono a cose più serie, come farsi belli e controllare di essere eleganti”. Poverini, sono adulti: molti adulti credono davvero che essere eleganti sia una cosa seria. Quando i papà si radono e le mamme si truccano, non lo sanno, ma stanno facendo le facce; solo che ne fanno una sola e per farla ci mettono un quarto d’ora.
Mio papà è decisamente più bello con la barba lunga, ha l’aria
selvaggia e quando gli accarezzi le guance senti quel pizzicorino maschile;
anche le mamme sono più belle la mattina, la mia ha gli occhi trasognati e
i capelli in disordine, che bella stringerla quando ha ancora addosso il calore
del piumino, peccato che poi va davanti allo specchio, diventa nervosa, s’imbratta
di creme e dopo non mi può più dare neanche un bacetto senza sporcarmi. Poi
escono tutti e due di casa di corsa, con faccia che sembra di plastica gridando
“ Ah, farò tardi in ufficio!” .
Anche i vostri genitori si devono avere la faccia di plastica per andare a
lavorare?
Per studiare le facce, poi, servono gli amici.
Lo specchio è una bella cosa, ma se facciamo le facce soli davanti allo specchio, non si diverte nessun altro.
Abbiamo tutti bisogno di un pubblico; io ho bisogno di qualcuno che mi apprezzi quando faccio le facce e mi dica “blaeh! Fai proprio schifo”, oppure “ahhh! Mi fai troppa paura”, o “he he he! Sembri proprio scemo”, o altri complimenti così, che mi fanno sentire davvero contento e importante.
E’ bello fare le facce, solo che io vorrei sempre essere quello che viene ammirato dagli altri, mentre naturalmente dopo un po’ tocca a qualcun altro e io devo tornare a fare il pubblico. Dirò la verità: stare a guardare gli altri bambini che fanno le facce, magari venti compagni di classe… dopo un po’ diventa un po’ noioso. Per questo motivo è divertente il gioco della statua e dello scultore.
Per studiare le facce, infine, serve una macchina fotografica.
Se facciamo delle foto, ci serviranno quando saremo grandi e dovremo indossare la faccia di plastica per andare in ufficio: ne metteremo una, la più terribile, appesa di fianco allo specchio del bagno. Tutte le mattine la vedremo appena alzati e chissà, magari ci aiuterà a ricordarci come eravamo belli da piccoli.
Le macchine fotografiche sono delicate, si rompono se le fai
cadere per terra e se le bagni. Però io credo che loro siano contente di essere
usate dai bambini, che non abbiano paura, perché sanno che se di un bambino
ti fidi, lui starà attento.
Comunque, basta ricordarsi di mettersi la cinghietta al collo, così nessuno
rischia di farne cadere una. Poi bisogna portare pazienza se la maestra dice
sempre “stai attento, stai attento…” ha paura che si rompa perché
costa un sacco di soldi.
Con le foto delle facce potete anche voi partecipare al campionato del mondo.
Ci possiamo divertire, no?
Ciao.
Appendice 2
Sulla macchina fotografica (approfondimento per i ragazzi delle medie)
I ragazzi possono usare la macchina fotografica?
La cosa più importante delle macchine fotografiche a scuola è che vanno
usate davvero; in molte scuole vengono dimenticate sole e tristi in qualche
armadio, per paura che qualcuno le rovini, così si rovinano da sole, al buio.
Le macchine fotografiche, se sono abbandonate, possono morire per tristezza
tecnologica: le pile piangono lagrime corrosive, gli ingranaggi si innervosiscono
e diventano duri, le piccole mollettine si lasciano andare afflosciandosi
apaticamente, le guarnizioni di plastica si inaridiscono e perfino i piccolissimi
contatti elettronici si nascondono sotto una rabbiosa patina d’ossido.
Le macchine fotografiche sono invece contente se le usa un bambino, anche
quelli piccoli, perché sanno che se di un bambino ti fidi, lui starà attento.
Comunque, basta ricordarsi di mettersi la cinghietta al collo, così nessuno
rischia di farne cadere una.
Ci sono due tipi di macchine fotografiche,
| quelle digitali, che fanno le foto per il computer e puoi vedere subito il risultato sul display. |
quelle tradizionali, con la pellicola, che poi la devi portare al negozio e dopo qualche giorno ti danno le foto su carta o su diapositiva. |
| Gli apparecchi fotografici digitali costano di più, ma poi non si pagano i soldi dello sviluppo, per cui alla fine si risparmia di più se compra una macchina digitale. |
Gli apparecchi fotografici tradizionali possono costare abbastanza poco, ma poi si pagano i soldi dello sviluppo e della stampa. |
| Le macchine digitali permettono di scattare tantissime foto, così non devi aver paura di sbagliare (di fare una foto mossa, buia, sfocata…). Se qualcuna è sbagliata chi se ne infischia, tanto ne facciamo un sacco e qualcuna giusta ci sarà. |
Con quelle tradizionali invece devi stare attento, perché puoi fare solo 36 scatti, poi finisce la pellicola. |
| Le foto digitali, puoi scaricarle direttamente nel computer, poi col computer è possibile tagliarle, schiarirle se sono scure, correggere eventuali difetti. Le puoi copiare su un floppy per mostrarle agli amici. Puoi mandarle su internet e farle vedere a tutti… |
Le foto tradizionali, puoi metterle nello scanner, che è una macchina che crea un’immagine digitale partendo da un’immagine di carta. |
Altri strumenti didattici.
E’ un repertorio di immagini d’arte antiche, medioevali, moderne e contemporanee, che è possibile mostrare ai bambini per sviluppare riflessioni sull’espressione facciale.
Il repertorio è su CDROM e una copia può essere richiesta a
Marco Geronimi Stoll (e-mail gero@numerica.it)
Una selezione di immagini in versione informaticamente leggera è a disposizione
su www.tarvisiocomeaula.org
C’è un interessante diagramma a sole sulla “maschera facciale” elaborato dagli insegnanti di Tarvisio nel corso di aggiornamento. Per vederlo, cliccate qui.
Consigliamo di realizzarne uno in classe coi bambini, ad esempio
partendo dalla parola “facce”
Il cosiddetto “diagramma a sole” (ha tanti altri nomi) è uno schema che serve
a far emergere in classe e scrivere sulla lavagna tutto ciò che è collegato
ad un determinato tema (di solito si “stressa” una parola, per vedere che
cosa implica concettualmente e simbolicamente).
Usarlo all’inizio di un’attività tematica aiuta l’insegnante a comprendere
le competenze a monte, le mappe concettuali precedenti e le implicazioni psicologiche
che evoca quel significante.
Usarlo aiuta l’alunno a comunicare all’insegnante delle informazioni che quest’ultimo
non ha, perché passano attraverso il mondo mediale ed esperienziale del bambino
che è diverso da quello dell’adulto.
Usarlo serve al gruppo di bambini ad affiatarsi e condividere il vocabolario
e la base cognitiva su quel tema, diminuendo le differenze più critiche tra
loro e rendendo il ritmo di elaborazione più condiviso.
Usarlo, infine, facilita il passaggio da una relazione maestrocentrica ( la
sfibrante somma di attenzioni individuali richieste da ciascun singolo bambino
all’insegnante) ad una relazione gruppocentrica (in cui ciascun bambino scambia
ascolto e gratificazione col gruppo dei pari e l’insegnante assume il ruolo
di facilitatore delle dinamiche comunicative).
Indirizzi web.
Ecco alcuni siti curiosi e utili;
Mimica della faccia nel fumetto, http://www.scuoladelfumetto.it/civardi.htm
Come riconoscere verità e menzogna nelle espressioni facciali http://www.psicolinea.it/E_P/Espressioni%20facciali.htm
Articolo divulgativo sull'ingegneria delle espressioni facciali nei robot androidi http://www.lastampa.it/redazione/news_high_tech/ngrobot.asp
Articolo divulgativo sulla faccia delle mummie http://www.espressonline.it/ESW_articolo/0,2393,30375,00.html
Studi per le facce dei personaggi di Star Wars http://www.iht.it/cinema/cloni1.pdf
Anatomia dei muscoli facciali: tre siti in inglese ma ricchi
di immagini utili ad un approccio divulgativo;
http://www.sfu.ca/~saunders/l33098/L7/L7_1.html
http://www231.pair.com/grpulse/bt/anmufa.html
http://www.floyd.edu/subwebs/pta/tmjfacialhtml/AHSC%201102%20-%20TMJ-FACIAL%20LECTURE/